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“Bollo” autostoriche ventennali: sicuri di doverlo pagare?

Legge di stabilità 2015: il proprietario sarà soggetto al "bollo" perdendo qualsiasi  agevolazione?

Legge di stabilità 2015: il proprietario sarà soggetto al “bollo” perdendo qualsiasi agevolazione?

Alla notizia dell’ approvazione della legge di stabilità 2015, il malcontento degli appassionati di auto storiche ha preso il posto della preoccupazione, di fronte alla certezza dell’ abrogazione di quella normativa di favore introdotta con la legge n. 342/2000 che esentava i proprietari dei veicoli ultraventennali di interesse storico e collezionistico individuati, con propria determinazione, dall’ A.S.I. ovvero dalla F.M.I., dal pagamento della tassa di proprietà. Il malumore degli appassionati è accentuato dal timore che la nuova normativa escluda la possibilità di assicurare questi veicoli alle tariffe agevolate riconosciute da diverse compagnie. Chiariamo subito che la copertura assicurativa agevolata rientra nelle previsioni discrezionali di ciascuna compagnia, mentre la elevata incidentalità e l’ uso tutt’ altro che sporadico da parte di talune tipologie di utenza della “auto storica”, ha indotto le compagnie ad adottare condizioni limitative anche rispetto ai veicoli ultratrentennali regolarmente iscritti all’ A.S.I. o alla F.M.I. La controversa novità normativa non incide comunque in alcun modo sulla questione R.C.A. Per quanto riguarda invece gli effetti della legge di stabilità, le Regioni sono intervenute ma in modo disomogeneo, determinando una situazione di disparità di trattamento tra i contribuenti. Tra i “buoni”, ma il condizionale è
d’ obbligo per l’ attuale “fluidità” della vicenda, il Veneto dove il “bollo” per i veicoli ultraventennali sembrerebbe al momento scongiurato, mentre la Emilia e la Toscana avrebbero optato per una riduzione della tassa di proprietà. In Piemonte invece sospensione, al momento, dei pagamenti, mentre per la Regione Lazio la tassazione sarà graduata in base alla classe di inquinamento in base al condivisibile principio per cui più inquini, più paghi. Da quanto appreso dalla viva voce del Vice Presidente nazionale dell’ A.S.I., Maurizio Speziali, in occasione della conviviale annuale della “Borzacchini Historic”, la Regione Umbria non sembra attualmente ben orientata verso gli appassionati, tanto da non intendere di intervenire in alcun modo, optando per una prudente applicazione letterale della legge. D’ accordo in via di principio con la posizione del governo dell’ Umbria: dura lex sed lex, ma è proprio il tenore della norma in argomento, peraltro di carattere meramente abrogativo, a generare non pochi dubbi interpretativi. In altri termini e prescindendo dagli spazi di intervento delle Regioni, è giuridicamente pacifico che l’ abrogazione parziale dell’ art. 63 della legge 342/2000, intervenuta per effetto dell’ art. 1 comma 666 della legge di stabilità 2015, escluda
dall’ esenzione della tassa di proprietà i veicoli ultraventennali iscritti all’ A.S.I.? La risposta non ci sembra scontata e presuppone la considerazione delle diverse normative susseguitesi nel tempo in materia. Le tasse automobilistiche vengono disciplinate in modo organico dal D.P.R. 5 febbraio 1953 n. 39 “Testo unico delle leggi sulle tasse automobilistiche” che prevede la tassa automobilistica come tassa di circolazione. Al D.P.R. 39/1953 fa espresso riferimento la legge n. 53/1983 che, sostituendo la tassa di circolazione con quella di proprietà, ne prevede la esenzione per i veicoli di interesse storico iscritti nei registri storici, tra cui quello tenuto dallo A.S.I.. Registri che verranno poi previsti dal Codice della Strada entrato in vigore nel 1993. Successivamente l’ art. 63 della legge 342/2000, rubricato “Tasse automobilistiche per particolari categorie di veicoli” , introduce una nuova tipologia di esenzione a beneficio dei veicoli dal trentesimo anno della loro costruzione, e, nel contempo, specifica i contenuti di un’ altra esenzione riguardante, tra gli altri, i veicoli che “rivestano un particolare interesse storico o collezionistico in ragione del loro rilievo industriale, sportivo, estetico o di costume…individuati, con propria determinazione… aggiornata annualmente, dall’ A.S.I. ovvero dalla F.M.I. .La previsione normativa non ha però avuto un pieno sviluppo in quanto l’A.S.I., differenza dell’ F.M.I., non ha individuato nel tempo in “apposite determinazioni” gli autoveicoli ultraventennali esenti, in altri termini è venuta a mancare l’ adozione di una “lista chiusa” riservata agli autoveicoli ultraventennali, soggetta ad aggiornamento annuale, che implicitamente auspicava il legislatore.
L’ abrogazione intervenuta con il “famigerato” comma 666, rappresenta quindi l’ inconsapevole riconoscimento da parte del legislatore della mancata realizzazione degli obiettivi del legge 342/2000 ma l’ efficacia abrogativa non può travolgere anche la legge 53/1983 che, a differenza della successiva abrogata, non prevedeva determinazioni “da aggiornare annualmente” e, quindi, elenchi di veicoli ma la iscrizione del singolo veicolo nei previsti registri storici e la correlata esenzione dalla tassa di proprietà. Quindi se, in base all’ ordinamento dell’ A.S.I., un veicolo ha i requisiti per essere iscritto, la esenzione dalla tassa di proprietà, a nostro avviso, è la diretta conseguenza della semplice iscrizione. Queste conclusioni sono condivise dallo stesso Presidente della “Borzacchini Historic” Giorgio Natali che nei prossimi giorni, unitamente ai Presidenti degli altri Club federati A.S.I. dell’ Umbria, in rappresentanza di oltre cinquemila iscritti, sottoscriverà un documento sulla problematica che verrà posto all’ attenzione dei vertici del governo dell’ Umbria. “Ma questo sarà solo il primo passo” sono le parole del Presidente Natali, pronto, se necessario, anche a diffide formali per la tutela degli interessi dei soci iscritti all’ A.S.I. ai quali va “il merito di preservare e valorizzare il patrimonio storico veicolare” .

Veicoli da collezione e targhe d’ epoca

E’ usuale per i frequentatori di mostre scambio imbattersi in artigiani che propongono riproduzioni di targhe d’ epoca su richiesta degli interessati che possono così portarsi a casa la targa magari rovinata o andata perduta del proprio veicolo d’ epoca. La rilevanza del fenomeno emersa negli ultimi tempi, ci suggerisce un approfondimento tematico sotto il profilo esclusivamente tecnico-giuridico, tralasciando gli aspetti “passionali” della questione, dipendenti dal gusto e dalla sensibilità individuali.

Esempio di targa originale riferita a veicolo d' interesse storico e collezionistico. Ipotesi di restauro conservativo al fine del mantenimento delle condizioni necessarie per il superamento della revisione periodica biennale prevista anche per i veicoli d' interesse storico e collezionistico.

Esempio di targa originale riferita a veicolo d’ interesse storico e collezionistico. Ipotesi di restauro conservativo al fine del mantenimento delle condizioni necessarie per il superamento della revisione periodica biennale prevista anche per i veicoli d’ interesse storico e collezionistico.

Lo studio giuridico della questione procede dall’ analisi dell’ art. 101 del Codice della Strada che sanziona il soggetto che produce ovvero distribuisce targhe di veicoli a motori, essendo tale attività riservata allo Stato. Nel contempo, per individuare l’ esatto ambito di applicazione dell’ art. 101 del C.d.S., occorre collocare tale norma nel contesto dell’ apparato normativo del Codice della Strada, con riferimento particolare al titolo III. Al riguardo non si può fare a meno di rilevare che le targhe di cui all’ art. 101, in primis in forza di una semplice interpretazione letterale, sono esclusivamente quelle riferite ai veicoli a motore, mentre i veicoli a motore oggetto di disciplina da parte del C.d.S. sono, esclusivamente, quelli ricavabili nella nozione dal combinato disposto degli artt. 46 e 47 del C.d.S., ossia “le macchine a motore che circolano su strada guidate dall’ uomo”. Pertanto la produzione e la distribuzione delle targhe, per costituire illecito amministrativo, deve, quantomeno, porsi come teleologicamente orientata alla circolazione dei veicoli sui quali tali targhe verranno apposte. Invece la produzione di targhe “artigianali” che troviamo proposte alle mostre-scambio è destinata esclusivamente ad ornare veicoli con caratteristiche atipiche (art. 60 C.d.S.) e, quindi, d’ epoca (non destinati alla circolazione) ovvero di interesse storico e collezionistico e, pertanto, destinati solo eventualmente alla circolazione.
Le targhe di cui all’ art. 101 sono pertanto esclusivamente le targhe di circolazione e non le riproduzioni assimilabili agli originali prodotti, al tempo ma non attualmente, dallo Stato e destinate, come opere artigianali, ad ornare veicoli, completandone il restauro ma in ambito estraneo alla circolazione stradale (musei, collezioni private, aree private o comunque non ricomprese nella nozione giuridica di strada, intesa, in tal senso, come area ad uso pubblico destinata alla circolazione di veicoli, pedoni e animali ).
E’ evidente che l’ eventuale circolazione di veicoli con caratteristiche atipiche dotati delle targhe opera artigianale concretizzerebbe diversa, ma comunque lieve, ipotesi di violazione al C.d.S. che vedrebbe l’ artigiano assolutamente estraneo.
L’ individuazione e la delimitazione dell’ oggetto della produzione e distribuzione, attività amministrativamente sanzionate dall’ art. 101, impone necessariamente un’ attività interpretativa che, procedendo dal dato letterale, collochi tale norma in un contesto di sistema nel quale rientra l’ art. 257 del Reg. di esecuzione del C.d.S. e l’ appendice XII al regolamento di esecuzione del C.d.S. riferita al titolo III del C.d.S.. Da un necessario ma semplice processo ermeneutico, si ricava una ulteriore condizione ai fini della ricorrenza dell’ ipotesi sanzionatoria in argomento; condizione consistente nell’ attualità delle targhe prodotte e/o distribuite, nel senso che la violazione si concretizza solo ed esclusivamente se le targhe prodotte e/o distribuite da un soggetto diverso dallo Stato, quindi abusivamente, sono le targhe attualmente – e non al tempo – prodotte e distribuite dallo Stato. Invero l’ appendice XII individua i criteri per la formazione dei dati delle targhe (si noti l’ articolo determinativo, altro elemento che conferma come il C.d.S. non disciplini e non riconosca targhe diverse rispetto a quelle di cui all’ appendice XII) evidenziando, tra l’ altro, che la targa degli autoveicoli riporta, nell’ ordine:
1) una zona rettangolare a sinistra dove su fondo blu è impressa in giallo nella parte superiore la corona di stelle simbolo dell’ Unione Europea e nella parte inferiore la lettera “I”
2) due caratteri alfabetici; il marchio ufficiale della Repubblica italiana; tre caratteri numerici; due caratteri alfabetici; una zona rettangolare a destra a fondo blu destinata ad ospitare i talloncini (riferiti all’ anno di immatricolazione e alla sigla della provincia)
In punto di estrema sintesi, quindi, le targhe la cui produzione e distribuzione sono sanzionate ai sensi dell’ art. 101 del C.d.S., sono esclusivamente quelle attualmente prodotte dallo Stato e destinate ad essere apposte su veicoli che circolano su strada.
L’ attività degli artigiani che troviamo alle mostre è invece quella della produzione e distribuzione di targhe ornamentali destinate a completare il restauro di veicoli d’ epoca o di interesse storico e collezionistico e sui quali possono risultare apposte queste targhe ma, esclusivamente, in musei, luoghi privati o anche manifestazioni pubbliche a condizione che queste ultime non si svolgano su aree rientranti nella nozione giuridica di strada. L’ eventuale circolazione su strada di veicoli caratterizzati dall’ apposizione di questi prodotti artigianali costituisce circostanza esterna ed estranea agli artigiani.
Per completezza sottolineiamo che l’ apposizione del marchio ufficiale della Repubblica italiana su riproduzioni ornamentali di targhe, anche non oggetto di produzione attuale da parte dello Stato, è invece suscettibile di valutazione penale in base alla normativa di cui al capo II, titolo VII, libro II del Codice Penale.
Quindi targhe “d’ epoca” si, ma senza il marchio “R.I.”. La targa riportata in foto è invece originale e non riprodotta: ecco perché notiamo il marchio “R.I.”.

“Auto d’ epoca”: chiariamo il concetto.

I veicoli che vengono definiti nel linguaggio comune come d’ epoca o “storici”, appartengono invece alla categoria dei “veicoli d’ interesse storico e collezionistico”. La differenza non è di scarso rilievo perché i veicoli d’ epoca rappresentano una minima parte del patrimonio storico veicolare e sono soggetti al regime speciale previsto dall’ art. 60 C.d.S., 2° e 3° comma. Si tratta di veicoli cancellati dal P.R.A., destinati alla conservazione in musei o in locali pubblici o privati per la salvaguardia delle caratteristiche originarie e non adeguati nei requisiti alle attuali disposizioni di legge per l’ ammissione alla circolazione.Giulietta sprint
La circolazione delle auto e moto “d’ epoca” è consentita solo eccezionalmente in occasione di manifestazioni particolari e a condizione che siano provviste di un’ apposita autorizzazione rilasciata dagli uffici della Motorizzazione territorialmente competente e valida esclusivamente per quella specifica manifestazione. La definizione di “veicolo storico” è invece atecnica e non trova riscontro nella legislazione stradale, mentre i veicoli “di interesse storico e collezionistico” sono invece quelli regolarmente iscritti al P.R.A. e in uno dei seguenti registri storici : A.S.I. (Automotoclub Storico Italiano); Storico Lancia; italiano FIAT; Italiano Alfa Romeo; Storico F.M.I. e da questo dotati della certificazione attestante la data o almeno l’ anno di costruzione nonché le caratteristiche tecniche. Si tratta di veicoli di almeno venti anni (art. 215 Reg. es. C.d.S.) che possono circolare sulle strade senza vincoli particolari a condizione che conservino le caratteristiche originarie di fabbricazione, salvo le eventuali modifiche imposte per la circolazione in ordine ai sistemi di frenatura, ai dispositivi di segnalazione acustica, ai tubi di scarico, ai dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione, ai pneumatici, ai vetri e agli specchi retrovisori. I veicoli appartenenti a questa categoria per circolare devono comunque essere regolarmente assicurati e in regola con la revisione periodica ancorata però ai parametri “di favore” riferiti al periodo di fabbricazione. I veicoli ultraventennali non iscritti nei registri storici sono soggetti invece alla revisione periodica in base ai parametri previsti per i veicoli moderni con esito talvolta negativo. Il documento che l’ A.S.I. rilascia contestualmente all’ iscrizione nel registro storico è denominato, dall’ entrata in vigore del D.M. 17.12.2009, certificato di rilevanza storica e collezionistica. Per ottenere questo certificato, il proprietario del veicolo deve comunque iscriversi ad un club locale federato A.S.I.. Il certificato, oltre ad attribuire la qualifica di veicolo di interesse storico e collezionistico, permette la revisione periodica del veicolo alle indicate condizioni più favorevoli, l’ esenzione dalla tassa di proprietà, comunque “automatica” per i veicoli ultratrentennali, la reimmatricolazione del veicolo se precedentemente radiato dal P.R.A. e la copertura assicurativa per la responsabilità civile a condizioni più favorevoli rispetto alle comuni polizze R.C.A.. Tale ultima opportunità è vincolata però alla discrezionalità delle singole compagnie assicurative, trattandosi di polizze particolari. Le agenzie sono infatti obbligate a coprire i veicoli per la responsabilità civile ma solo alle condizioni ordinarie. Diverso dal certificato di rilevanza storica e collezionistica è il certificato d’ identità, sempre rilasciato dall’ A.S.I., che attesta l’ originalità del veicolo conferendogli un quid pluris anche in termini di valore commerciale. Quest’ ultima attestazione può essere inoltre richiesta per la partecipazione a gare di regolarità e manifestazioni organizzate dall’ A.S.I.ed è riconosciuta anche all’ estero.