Monthly Archives: settembre 2014

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“Autovelox”: chi ne decide la posizione?

Con il termine “autovelox” s’ intende comunemente un rilevatore automatico di velocità funzionante senza la necessaria presenza di operatori. L’ accertamento delle violazioni al limite di velocità avviene quindi a prescindere dalla presenza degli operatori sul posto. In tali situazioni, pertanto, il procedimento sanzionatorio rimane privo della fase della “contestazione immediata” della violazione al trasgressore, modalità che, invece, rappresenta la regola generale in materia di accertamento di illecito amministrativo, tipologia di illeciti che ricomprende anche la maggior parte delle violazioni al Codice della Strada, tra le quali quelle relative al     superamento dei limiti di velocità.  Postazione autoveloxLa giurisprudenza si è più volte interessata alle problematiche concernenti la legittimità dell’ impiego di tali strumenti. L’ autovelox è legittimamente impiegabile senza oneri particolari lungo le autostrade e le strade extraurbane principali (strade a carreggiate separate da spartitraffico) purché segnalato in base alla norma, mentre lungo le strade extraurbane secondarie (strade solitamente ad una sola corsia per senso di marcia) e lungo le strade urbane di scorrimento (strade urbane a carreggiate separate), la installazione degli autovelox è permessa solo limitatamente ai tratti di strada preventivamente individuati dal Prefetto con apposito decreto, “sentiti” gli organi di polizia stradale competenti per territorio e su “parere conforme” dell’ ente proprietario della strada (Comune, Provincia, ANAS). Il Prefetto, nella stesura del decreto, deve inoltre tener conto, innanzitutto, del “tasso di incidentalità” e, ove questo tasso risultasse apprezzabile, anche  delle condizioni strutturali, plano altimetriche e di traffico per le quali non è possibile il fermo del veicolo senza recare pregiudizio alla sicurezza della circolazione, alla fluidità del traffico e all’ incolumità degli agenti operanti e dei soggetti controllati. Una recente sentenza del Consiglio di Stato ( Sezione III^ 26 agosto 2014, n° 4321), qualificando questi criteri come indicativi e non tassativi e neppure esaustivi, attribuisce al Prefetto un’ ampia discrezionalità nell’ individuare i tratti di strada dove è possibile installare l’ autovelox. Discrezionalità non sindacabile in sede di legittimità se non per errori gravi e manifesti, patologie per loro natura difficilmente riscontrabili in materia. La discrezionalità in materia, così affermata dalla sentenza, permette al Prefetto spazi difficilmente sindacabili sia nell’ inserimento che nella cancellazione dall’ elenco contenuto nel decreto dei tratti di strada dove è possibile l’ impiego del cd. “autovelox”. Sempre in materia di “autovelox”, si evidenzia ancora che le polizie municipali sono competenti ad effettuare attività di accertamento delle violazioni alla disciplina del traffico e, quindi, anche di quelle relative al superamento dei limiti di velocità, sulle strade statali extraurbane (ex plurimis; Cassazione civile, n°15105/2010).

Ristagno d’ acqua sulla strada: l’ ente proprietario risponde dell’ incidente.

Torniamo sulla questione della responsabilità degli enti proprietari in tema di incidenti stradali, segnalando una sentenza della Corte di Cassazione in materia di accumulo e ristagno di acqua piovana sulla carreggiata da cui  derivava un incidente mortale. Capita, purtroppo sovente, di imbattersi in tratti di strada che, in caso di pioggia, presentano un fondo stradale caratterizzato da ristagno d’ acqua causato dalla mancata o comunque inadeguata pulizia del sistema di deflusso delle acque, in particolare dei fossi adiacenti la carreggiata. strada allagata 3 In queste circostanze può verificarsi, anche a velocità conformi alla norma, il fenomeno del cd. aquaplaning  , consistente nel “galleggiamento” dei pneumatici sullo strato d’ acqua causato dal ristagno. Si tratta di una situazione di rischio notevole perchè il conducente non è nelle condizioni di poter compiere alcuna manovra di contrasto al fenomeno della conseguente perdita di aderenza che degenera facilmente in incidenti stradali, anche mortali. Così come si verificava lungo una strada provinciale della provincia di Latina dove l’ accumulo di acqua piovana, fuoriuscita dai fossi, determinava lo sbandamento di un’ autovettura che invadeva l’ opposta corsia di marcia, andando a collidere contro un furgone blindato proveniente in senso inverso. Nel sinistro il conducente perdeva la vita a causa delle gravi lesioni riportate. Al riguardo la Corte di Cassazione – sez. IV penale, con sentenza 8 marzo 2012, n° 9175, confermava la responsabilità penale del dirigente della provincia responsabile del settore competente in materia di manutenzione delle strade in relazione al fatto che sulla sede stradale si era accumulata acqua piovana che non riusciva a fluire nei canali laterali a causa dell’ ostruzione costituita da vegetazione non rimossa.

“Strisce blu”: per la Cassazione non sempre il pagamento è dovuto.

I Comuni, nel disciplinare la sosta dei veicoli, hanno la facoltà di riservare aree dove il parcheggio è subordinato al pagamento di una somma che viene riscossa mediante dispositivi di controllo della durata della sosta. In questa eventualità gli  stalli di sosta sono delimitati da segnaletica orizzontale di colore blu.

Sosta a pagamento, cartello con prescrizioni specifiche.

Sosta a pagamento, cartello con prescrizioni specifiche.

L’ art. 7 del Codice della Strada stabilisce che quando il Comune intende valersi di questa opportunità è tenuto ad individuare, su parte della stessa area o comunque nelle immediate vicinanze, anche  parcheggi a titolo gratuito. Nella quotidianità si assiste invece ad un’ organizzazione dei parcheggi a pagamento che, di fatto, esclude la possibilità di parcheggiare anche gratuitamente, come imposto dalla norma, salvo l’ ipotesi di adozione, da parte del Comune di un’ apposita delibera di giunta che escluda la sussistenza di tale obbligo limitatamente alle zone definite “aree pedonali” o “a traffico limitato” e a quelle individuate come di “di particolare rilevanza urbanistica”.  La Corte di Cassazione è recentemente intervenuta sul tema statuendo, con l’ ordinanza del 3 settembre 2014 n° 18575 che, nel giudizio di opposizione a verbale di accertamento di infrazione al Codice della Strada, grava sull’ autorità amministrativa, a fronte di specifica contestazione da parte dell’ opponente che lamenti la mancata riserva di un’ adeguata area destinata a parcheggio gratuito, la prova dell’ esistenza della delibera che esclude tale obbligo per l’ amministrazione.
Strisce blu: sosta a pagamento ma non sempre.

Strisce blu: sosta a pagamento ma non sempre.

Quindi, se l’ amministrazione non fornisce la prova concreta dell’ adozione della delibera di giunta nei termini sopra indicati, il giudice di pace non può che accogliere il ricorso dell’ utente contro il verbale di accertamento della violazione di mancato pagamento della somma prevista per la sosta nell’ ambito delle “strisce blu”.

“Autovelox” illegittimo se il segnale non è ripetuto dopo l’ incrocio.

La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito che l’ uso dell’ “autovelox” è illegittimo se il segnale di divieto non è ripetuto dopo un’ eventuale intersezione. Il principio è stato affermato con l’ ordinanza del 20 maggio 2014, n° 11018/2014, sez. VI Civile che ha cassato la sentenza di un Tribunale sfavorevole all’ utente illegittimamente sanzionato, rimettendo la cognizione a quello stesso Tribunale in diversa composizione al fine del riesame dell’ appello attenendosi al seguente principio di diritto: “Poichè, ai sensi dell’ art. 104 del regolamento di esecuzione del Codice della Strada, i segnali di divieto devono essere ripetuti dopo ogni intersezione, la limitazione di velocità imposta da un segnale precedente l’ intersezione  stessa viene meno dopo il superamento dell’ incrocio, qualora non venga ribadita da nuovo apposito segnale; in mancanza di tale nuovo segnale, rivive la prescrizione generale dei limiti di velocità relativi al tipo di strada, salvo quanto disposto da segnali a validità zonale o da altre condizioni specifiche”Autovelox E’ evidente che la necessità dell’ apposizione del cartello riguarda comunque le strade sottoposte a limiti di velocità inferiori a quelli fissati in via generale dall’ art. 142 del Codice della Strada: 130 Km/h per le autostrade, 110 Km/h per le strade extraurbane principali, 90 Km/h per le strade extraurbane secondarie e quelle locali, 50 Km/h per le strade nei centri abitati. Si segnala inoltre che nei centri abitati è prevista l’ elevazione del limite fino al massimo di 70 Km/h, previa adozione di apposito provvedimento da parte dell’ ente proprietario e comunque solo in presenza di apposite caratteristiche costruttive e funzionali.

Incidenti stradali: quando la colpa è di ANAS e Comuni.

Gli enti proprietari delle strade, in particolare l’ ANAS e i Comuni, sono i soggetti tenuti per legge alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade al fine di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione (art. 14 del Codice della Strada). Da queste specifiche competenze deriva un complesso di responsabilità giuridiche che nel corso del tempo si è sviluppato verso l’ ormai consolidata estensione dell’ area della responsabilità civile. Fino agli anni Novanta la responsabilità di ANAS e Comuni nella manutenzione delle strade, si basava esclusivamente sul modello della responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 C.C..

Insidia stradale

Insidia stradale

Secondo quest’ impostazione incombeva, a carico dell’ utente della strada che aveva subito un danno (es.: rottura di un cerchione causata da una “buca”, incidente causato da un masso caduto sulla strada o dal fondo stradale reso viscido dallo sversamento di sostanze oleose), l’ onere di dimostrare in concreto la colpa  dell’ ente proprietario al fine di ottenere il risarcimento del danno. Successivamente la giurisprudenza ha elaborato un diverso modello di responsabilità fondato sull’art. 2051 C.C., inquadrando l’ ente proprietario nella figura giuridica del “custode”. La strada diventa quindi, sotto il profilo giuridico, una “cosa in custodia”, affidata all’ ente proprietario che, in caso di evento di danno, per evitare il relativo addebito, deve dimostrare che non avrebbe potuto far nulla per evitare l’ evento lesivo. Pertanto, a seguito di un incidente causato da un’ anomalia della strada, il meccanismo di responsabilità a carico dell’ ente opera “automaticamente” con inversione dell’ onere della prova, non più a carico del danneggiato. Attualmente l’ orientamento della suprema Corte in materia è ormai stabilizzato (Cassazione Civile, sez. III, sentenza 11 novembre 2011, n° 23562; Cassazione Civile, sez. III, sentenza 22 febbraio 2012, n° 2562; Cassazione Civile, sez. III, sentenza 8 maggio 2012 n° 6903; Cassazione Civile, sez. III, sentenza 6 novembre 2012 n° 19154), nel senso che l’ art. 2051 è comunque applicabile in due ipotesi, non necessariamente contestuali: a) quando ricorre la possibilità concreta di esercitare la custodia del tratto di strada (ad esempio in ambito urbano per i Comuni o lungo i tratti di strada interessati da cantieri stradali); b) quando sia stata proprio l’ attività dell’ ente proprietario a rendere pericolosa la strada. In questi termini l’ ente proprietario, avendo quale custode il potere di governo sulla res (la strada), è tenuto a prevenire che la stessa possa arrecare danni a terzi.

Insidia stradale

Insidia stradale

La responsabilità dell’ ente proprietario viene esclusa solo nell’ ipotesi di caso fortuito, previsto dallo stessa norma quale scriminante della responsabilità del custode (Cassazione Civile, sez. III, sentenza 02.03.2012, n° 3253), ovvero nell’ ipotesi di eventuale colpa esclusiva – e non meramente concorrente – dello stesso danneggiato in ordine al verificarsi del fatto. In coerenza con la delineata “stabilizzazione” giurisprudenziale in tema di responsabilità dell’ ente proprietario, si segnala la recente sentenza della suprema Corte (Cassazione Civile, sezione III, sentenza 28 luglio 2014, n° 17095) che afferma la responsabilità dell’ ANAS per il danno provocato ad un’ autovettura dalla caduta di un masso staccatosi dai terreni di proprietà di un privato in relazione all’ obbligo giuridico di garantire la sicurezza della circolazione stradale, a nulla rilevando la circostanza che il masso era caduto da una parete rocciosa sovrastante da un’ altezza di circa 300 metri.