Monthly Archives: ottobre 2014

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Intestazione temporanea di veicoli: gli obblighi in vigore dal 3 novembre 2014.

CARTA DI CIRCOLAZIONE 1Un ingiustificato allarmismo stravolge la informazione sul tema degli adempimenti che dal prossimo 3 novembre dovranno essere osservati quando un veicolo viene utilizzato per un periodo superiore a trenta giorni da un soggetto diverso dallo intestatario. Non si tratta di una novità in quanto la previsione normativa era stata inserita nel Codice della Strada dalla legge 29 luglio 2010 n. 120, attraverso una modifica dell’ art. 94 del Codice volta a contrastare le intestazioni fittizie dei veicoli e i rischi conseguenti all’ uso, inteso come manifestazione di disponibilità , dei veicoli da parte di un soggetto diverso da quello indicato sulla carta di circolazione, limitatamente ai periodi superiori a trenta giorni . La data del 3 novembre 2014 veniva fissata dalla circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 15513 del 10 luglio 2014 al fine di permettere alle Forze dell’ Ordine e all’ utenza interessata la adozione delle necessarie misure organizzative.
L’ innovazione normativa prevede l’ obbligo di comunicazione, finalizzato all’ aggiornamento dell’ Archivio Nazionale dei Veicoli e dei documenti di circolazione in caso, tra l’ altro, di atti che comportino la disponibilità del veicolo per periodi superiori a trenta giorni in favore di soggetti diversi dagli intestatari. L’ obbligo presuppone quindi l’ esistenza di un atto e, quindi, di un rapporto giuridico (comodato – ad eccezione di quello tra familiari, purché conviventi -, provvedimento di affidamento in custodia giudiziale, contratto di locazione senza conducente) posto in essere a decorrere dal 3 novembre 2014, per effetto del quale la materiale disponibilità del veicolo venga trasferita, per un periodo superiore a trenta giorni e per uso esclusivo e personale, ad un soggetto diverso dall’ intestatario (il proprietario del veicolo, il locatore – nel caso di locazione senza conducente -, il nudo proprietario – in caso di usufrutto -, il locatario – in caso di leasing -, l’ usufruttuario). E’ evidente che il semplice uso del veicolo da parte di un soggetto diverso dall’ intestatario non genera alcun obbligo di comunicazione in mancanza di un atto giuridico ricompreso tra quelli indicati. Vincolato agli obblighi di comunicazione è lo avente causa nel rapporto giuridico dal quale deriva la variazione della disponibilità del veicolo. Per avente causa deve intendersi il comodatario, l’ affidatario, nel caso della custodia giudiziale, il locatario o il sublocatario, nel caso di locazione senza conducente, l’ utilizzatore, nel caso di contratto “rent to buy”, gli eredi del de cuius, nel caso in cui, nelle more dell’ acquisizione della titolarità del bene in capo agli eredi, il veicolo venga da uno di questi utilizzato per un periodo superiore a trenta giorni. Merita sottolineare che, in caso di comodato di veicoli aziendali, non sono soggette a comunicazione le ipotesi di fringe benefit, di uso promiscuo di veicoli aziendali (es. veicoli impiegati per l’ esercizio di attività lavorative ed utilizzati dal dipendente anche per raggiungere la sede di lavoro, o la propria abitazione, o nel tempo libero), di veicolo aziendale utilizzato alternativamente da parte di più dipendenti e di uso esclusivo per attività aziendali dei veicoli in uso ai dipendenti, ai soci, agli amministratori e ai collaboratori dell’ azienda. La normativa delineata non si applica attualmente alle ipotesi di veicoli in disponibilità di soggetti che effettuano attività di autotrasporto sulla base di: iscrizione al REN o all’ albo degli autotrasportatori; licenza per il trasporto di cose in conto proprio; autorizzazione al trasporto di persone mediante autobus in uso proprio o mediante autovetture in uso di terzi (taxi e NCC). Per queste ipotesi verranno adottate apposite disposizioni al termine della definizione delle procedure informatiche necessarie per dar corso ai relativi procedimenti amministrativi di aggiornamento dell’ Archivio Nazionale dei Veicoli e dei documenti di circolazione. Non semplicemente ingiustificato ma assolutamente infondato è invece l’ allarmismo da web relativo alla “questione patente” in quanto gli adempimenti previsti dalla “nuova” disposizione non riguardano in alcun modo le patenti di guida, per le quali non è comunque prevista la annotazione sulla carta di circolazione.
Contenuti aggiornati in base alla circolare n. 23743 del 27 ottobre 2014 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Veicoli da collezione e targhe d’ epoca

E’ usuale per i frequentatori di mostre scambio imbattersi in artigiani che propongono riproduzioni di targhe d’ epoca su richiesta degli interessati che possono così portarsi a casa la targa magari rovinata o andata perduta del proprio veicolo d’ epoca. La rilevanza del fenomeno emersa negli ultimi tempi, ci suggerisce un approfondimento tematico sotto il profilo esclusivamente tecnico-giuridico, tralasciando gli aspetti “passionali” della questione, dipendenti dal gusto e dalla sensibilità individuali.

Esempio di targa originale riferita a veicolo d' interesse storico e collezionistico. Ipotesi di restauro conservativo al fine del mantenimento delle condizioni necessarie per il superamento della revisione periodica biennale prevista anche per i veicoli d' interesse storico e collezionistico.

Esempio di targa originale riferita a veicolo d’ interesse storico e collezionistico. Ipotesi di restauro conservativo al fine del mantenimento delle condizioni necessarie per il superamento della revisione periodica biennale prevista anche per i veicoli d’ interesse storico e collezionistico.

Lo studio giuridico della questione procede dall’ analisi dell’ art. 101 del Codice della Strada che sanziona il soggetto che produce ovvero distribuisce targhe di veicoli a motori, essendo tale attività riservata allo Stato. Nel contempo, per individuare l’ esatto ambito di applicazione dell’ art. 101 del C.d.S., occorre collocare tale norma nel contesto dell’ apparato normativo del Codice della Strada, con riferimento particolare al titolo III. Al riguardo non si può fare a meno di rilevare che le targhe di cui all’ art. 101, in primis in forza di una semplice interpretazione letterale, sono esclusivamente quelle riferite ai veicoli a motore, mentre i veicoli a motore oggetto di disciplina da parte del C.d.S. sono, esclusivamente, quelli ricavabili nella nozione dal combinato disposto degli artt. 46 e 47 del C.d.S., ossia “le macchine a motore che circolano su strada guidate dall’ uomo”. Pertanto la produzione e la distribuzione delle targhe, per costituire illecito amministrativo, deve, quantomeno, porsi come teleologicamente orientata alla circolazione dei veicoli sui quali tali targhe verranno apposte. Invece la produzione di targhe “artigianali” che troviamo proposte alle mostre-scambio è destinata esclusivamente ad ornare veicoli con caratteristiche atipiche (art. 60 C.d.S.) e, quindi, d’ epoca (non destinati alla circolazione) ovvero di interesse storico e collezionistico e, pertanto, destinati solo eventualmente alla circolazione.
Le targhe di cui all’ art. 101 sono pertanto esclusivamente le targhe di circolazione e non le riproduzioni assimilabili agli originali prodotti, al tempo ma non attualmente, dallo Stato e destinate, come opere artigianali, ad ornare veicoli, completandone il restauro ma in ambito estraneo alla circolazione stradale (musei, collezioni private, aree private o comunque non ricomprese nella nozione giuridica di strada, intesa, in tal senso, come area ad uso pubblico destinata alla circolazione di veicoli, pedoni e animali ).
E’ evidente che l’ eventuale circolazione di veicoli con caratteristiche atipiche dotati delle targhe opera artigianale concretizzerebbe diversa, ma comunque lieve, ipotesi di violazione al C.d.S. che vedrebbe l’ artigiano assolutamente estraneo.
L’ individuazione e la delimitazione dell’ oggetto della produzione e distribuzione, attività amministrativamente sanzionate dall’ art. 101, impone necessariamente un’ attività interpretativa che, procedendo dal dato letterale, collochi tale norma in un contesto di sistema nel quale rientra l’ art. 257 del Reg. di esecuzione del C.d.S. e l’ appendice XII al regolamento di esecuzione del C.d.S. riferita al titolo III del C.d.S.. Da un necessario ma semplice processo ermeneutico, si ricava una ulteriore condizione ai fini della ricorrenza dell’ ipotesi sanzionatoria in argomento; condizione consistente nell’ attualità delle targhe prodotte e/o distribuite, nel senso che la violazione si concretizza solo ed esclusivamente se le targhe prodotte e/o distribuite da un soggetto diverso dallo Stato, quindi abusivamente, sono le targhe attualmente – e non al tempo – prodotte e distribuite dallo Stato. Invero l’ appendice XII individua i criteri per la formazione dei dati delle targhe (si noti l’ articolo determinativo, altro elemento che conferma come il C.d.S. non disciplini e non riconosca targhe diverse rispetto a quelle di cui all’ appendice XII) evidenziando, tra l’ altro, che la targa degli autoveicoli riporta, nell’ ordine:
1) una zona rettangolare a sinistra dove su fondo blu è impressa in giallo nella parte superiore la corona di stelle simbolo dell’ Unione Europea e nella parte inferiore la lettera “I”
2) due caratteri alfabetici; il marchio ufficiale della Repubblica italiana; tre caratteri numerici; due caratteri alfabetici; una zona rettangolare a destra a fondo blu destinata ad ospitare i talloncini (riferiti all’ anno di immatricolazione e alla sigla della provincia)
In punto di estrema sintesi, quindi, le targhe la cui produzione e distribuzione sono sanzionate ai sensi dell’ art. 101 del C.d.S., sono esclusivamente quelle attualmente prodotte dallo Stato e destinate ad essere apposte su veicoli che circolano su strada.
L’ attività degli artigiani che troviamo alle mostre è invece quella della produzione e distribuzione di targhe ornamentali destinate a completare il restauro di veicoli d’ epoca o di interesse storico e collezionistico e sui quali possono risultare apposte queste targhe ma, esclusivamente, in musei, luoghi privati o anche manifestazioni pubbliche a condizione che queste ultime non si svolgano su aree rientranti nella nozione giuridica di strada. L’ eventuale circolazione su strada di veicoli caratterizzati dall’ apposizione di questi prodotti artigianali costituisce circostanza esterna ed estranea agli artigiani.
Per completezza sottolineiamo che l’ apposizione del marchio ufficiale della Repubblica italiana su riproduzioni ornamentali di targhe, anche non oggetto di produzione attuale da parte dello Stato, è invece suscettibile di valutazione penale in base alla normativa di cui al capo II, titolo VII, libro II del Codice Penale.
Quindi targhe “d’ epoca” si, ma senza il marchio “R.I.”. La targa riportata in foto è invece originale e non riprodotta: ecco perché notiamo il marchio “R.I.”.

“Autovelox”: Il Giudice di Pace di Terni sulla questione della ripetizione del segnale.

Abbiamo già sottolineato come la giurisprudenza della Corte di Cassazione affermi che la segnaletica verticale del limite di velocità debba essere ripetuta dopo le intersezioni stradali affinché l’ accertamento delle violazioni tramite “autovelox” sia legittimo. Chiarito il principio in via generale resta da definire il concetto di “intersezione stradale” in quelle specifiche situazioni dove possono sorgere dubbi in merito alla natura di strada pubblica o ad uso pubblico che deve necessariamente sussistere in capo alla strada che interseca quella dove è posto il sistema “autovelox”. In altri termini, se l’ intersezione con la strada principale è rappresentata da un “passo” privato o da una strada privata non ad uso pubblico, risulta evidente che il segnale del limite di velocità non deve essere ripetuto dopo l’ intersezione e prima dell’ autovelox, trattandosi di un intersezione “tamquam non esset” sotto il profilo giuridico.autovelox 4 Come già profilato, non è pero’ sempre pacifica la qualificazione giuridica delle strade in quanto, come affermato dalla giurisprudenza amministrativa: “la natura di strada pubblica non è rilevabile da un formale provvedimento di classificazione emesso dal comune né può derivare dall’ inserimento della via nell’ inventario dei beni, atteso che l’ inventario dei beni patrimoniali comunali ha natura ed effetti esclusivamente ricognitivi ed estimativi, non anche costitutivi, attestando unicamente che il bene che vi risulta inserito viene attualmente adibito ad uso pubblico” (T.A.R. Toscana, sez. III, 19.08.2005 n. 4192″). Interessante è al riguardo la sentenza n. 170/2014 del Giudice di Pace di Terni che pone il primo punto fermo nella controversia contro il comune di Acquasparta attivata da un ex assessore provinciale che aveva presentato ricorso al Prefetto di Terni contro un verbale di accertamento di violazione ai limiti di velocità verificata tramite autovelox lungo una strada dove il cartello del limite di velocità non veniva ripetuto dopo un’ intersezione stradale e prima dell’ autovelox. La Prefettura, ritenendo di natura privata la strada che intersecava la principale, rigettava il ricorso e adottava la conseguente ordinanza-ingiunzione prefettizia che l’ interessato impugnava di fronte al Giudice di Pace. In questa sede, affermato il principio ormai scontato della necessità giuridica della ripetizione del segnale dopo l’ intersezione stradale e prima dell’ “autovelox”, la questione rilevante ai fini della decisione consisteva nella natura giuridica della strada che veniva ritenuta dal Giudice di Pace come “pubblica”. Da ciò derivava l’ accoglimento del ricorso , nonostante il comune avesse sostenuto la natura privata della strada in argomento sulla base del suo mancato inserimento nell’ elenco delle strade comunali. Elenco ritenuto dal Giudice di Pace di Terni di natura dichiarativa e non costitutiva e, quindi, non idoneo ad escludere la natura di strada pubblica, conformemente a quanto già statuito dal Consiglio di Stato (cfr. sez. IV, 24.01.2011, n. 487).

“Auto d’ epoca”: chiariamo il concetto.

I veicoli che vengono definiti nel linguaggio comune come d’ epoca o “storici”, appartengono invece alla categoria dei “veicoli d’ interesse storico e collezionistico”. La differenza non è di scarso rilievo perché i veicoli d’ epoca rappresentano una minima parte del patrimonio storico veicolare e sono soggetti al regime speciale previsto dall’ art. 60 C.d.S., 2° e 3° comma. Si tratta di veicoli cancellati dal P.R.A., destinati alla conservazione in musei o in locali pubblici o privati per la salvaguardia delle caratteristiche originarie e non adeguati nei requisiti alle attuali disposizioni di legge per l’ ammissione alla circolazione.Giulietta sprint
La circolazione delle auto e moto “d’ epoca” è consentita solo eccezionalmente in occasione di manifestazioni particolari e a condizione che siano provviste di un’ apposita autorizzazione rilasciata dagli uffici della Motorizzazione territorialmente competente e valida esclusivamente per quella specifica manifestazione. La definizione di “veicolo storico” è invece atecnica e non trova riscontro nella legislazione stradale, mentre i veicoli “di interesse storico e collezionistico” sono invece quelli regolarmente iscritti al P.R.A. e in uno dei seguenti registri storici : A.S.I. (Automotoclub Storico Italiano); Storico Lancia; italiano FIAT; Italiano Alfa Romeo; Storico F.M.I. e da questo dotati della certificazione attestante la data o almeno l’ anno di costruzione nonché le caratteristiche tecniche. Si tratta di veicoli di almeno venti anni (art. 215 Reg. es. C.d.S.) che possono circolare sulle strade senza vincoli particolari a condizione che conservino le caratteristiche originarie di fabbricazione, salvo le eventuali modifiche imposte per la circolazione in ordine ai sistemi di frenatura, ai dispositivi di segnalazione acustica, ai tubi di scarico, ai dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione, ai pneumatici, ai vetri e agli specchi retrovisori. I veicoli appartenenti a questa categoria per circolare devono comunque essere regolarmente assicurati e in regola con la revisione periodica ancorata però ai parametri “di favore” riferiti al periodo di fabbricazione. I veicoli ultraventennali non iscritti nei registri storici sono soggetti invece alla revisione periodica in base ai parametri previsti per i veicoli moderni con esito talvolta negativo. Il documento che l’ A.S.I. rilascia contestualmente all’ iscrizione nel registro storico è denominato, dall’ entrata in vigore del D.M. 17.12.2009, certificato di rilevanza storica e collezionistica. Per ottenere questo certificato, il proprietario del veicolo deve comunque iscriversi ad un club locale federato A.S.I.. Il certificato, oltre ad attribuire la qualifica di veicolo di interesse storico e collezionistico, permette la revisione periodica del veicolo alle indicate condizioni più favorevoli, l’ esenzione dalla tassa di proprietà, comunque “automatica” per i veicoli ultratrentennali, la reimmatricolazione del veicolo se precedentemente radiato dal P.R.A. e la copertura assicurativa per la responsabilità civile a condizioni più favorevoli rispetto alle comuni polizze R.C.A.. Tale ultima opportunità è vincolata però alla discrezionalità delle singole compagnie assicurative, trattandosi di polizze particolari. Le agenzie sono infatti obbligate a coprire i veicoli per la responsabilità civile ma solo alle condizioni ordinarie. Diverso dal certificato di rilevanza storica e collezionistica è il certificato d’ identità, sempre rilasciato dall’ A.S.I., che attesta l’ originalità del veicolo conferendogli un quid pluris anche in termini di valore commerciale. Quest’ ultima attestazione può essere inoltre richiesta per la partecipazione a gare di regolarità e manifestazioni organizzate dall’ A.S.I.ed è riconosciuta anche all’ estero.