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Pedone cade per strada: la responsabilità del Comune secondo la Cassazione.

Marciapiede divelto

Marciapiede divelto

I fatti risalgono a qualche anno fa, è invece recentissima la pronuncia della Corte di Cassazione che con la sentenza n. 22528, sez. VI Civile del 23 ottobre 2014, ha cassato, con rinvio al giudice di II° grado in diversa composizione, la sentenza del Giudice di appello che aveva escluso la responsabilità del Comune nella causazione delle lesioni subite da un pedone, all’ epoca dei fatti minore, per effetto dello scivolamento su un cubetto instabile della pavimentazione stradale “non visibile, né segnalato“. Secondo la suprema Corte il Giudice di appello, nello escludere la responsabilità del Comune, avrebbe sentenziato sulla scorta di una giurisprudenza basata sui concetti dell’ “insidia e trabocchetto”. Giurisprudenza ormai superata dal recente e sempre più consolidato orientamento della suprema Corte che fonda la responsabilità dell’ ente proprietario (ANAS, Province, Comuni), in relazione alla non adeguata manutenzione del fondo stradale e del marciapiede, che costituiscono il normale percorso di calpestio del pedone, sui canoni enunciati dall’ art. 2051 C.C., assimilando la figura dell’ ente proprietario della strada – il Comune nel caso in esame – al custode per effetto della relazione con la strada, intesa come cosa in custodia. Il nuovo modello di responsabilità esclude, a carico dell’ utente danneggiato, l’ onere di provare la sussistenza di quell’ “insidia o trabocchetto” che per anni ha costituito il presupposto della responsabilità dell’ ente proprietario della strada. Il percorso per far valere i propri diritti nei confronti della Pubblica Amministrazione è quindi ora più agevole, in virtù della presunzione di responsabilità a carico dell’ ente proprietario – quale custode – per i danni subiti dagli utenti dei beni demaniali, quando la custodia del bene, intesa come potere di fatto sulla cosa sia esercitabile nel caso concreto, tenuto conto della natura limitata del tratto di strada vigilato. Tale presunzione viene superata solo dal “caso fortuito“, la cui ricorrenza è stata esclusa dalla suprema Corte nel caso in esame, non potendosi qualificare in tal modo il comportamento del danneggiato che cade in presenza di un avvallamento sul marciapiede coperto da uno strato di ghiaino, ma lasciato aperto al calpestio del pubblico, senza alcuna segnalazione delle condizioni di pericolo.