Autoriparatori abusivi: rischi per la sicurezza stradale e danni per gli onesti.

L’ abusivismo nel settore delle autoriparazioni rappresenta un fenomeno allarmante e difficile da monitorare nell’ effettivo dimensionamento. Le normative sempre più stringenti in materia fiscale, contributiva ed ambientale costituiscono il facile “alibi” di chi ha scelto di cessare la propria attività artigianale “in chiaro” per continuarla a svolgere nel proprio garage o, in alcuni casi, in capannoni talvolta ubicati anche in quelle aree artigianali ed industriali dove le medesime attività vengono da altri artigiani svolte regolarmente. La problematica presenta un carattere trasversale, caratterizzandosi da una molteplicità di profili. Ci preme innanzitutto evidenziare quello della sicurezza stradale: una riparazione abusiva rappresenta un rischio non solo per il cliente ma anche per ogni utente della strada. Sulla collettività ricadono inoltre anche i danni ambientali derivanti dallo smaltimento dei rifiuti derivanti dall’ attività di riparazione: oli esausti, batterie, pneumatici, parti di carrozzeria, talvolta anche scocche irrecuperabili di veicoli. Il riparatore abusivo non si individua infatti solo nel meccanico: anche gli elettrauti, i gommisti, i carrozzieri che svolgono regolarmente la propria attività artigianale si sentono minacciati dalla piaga dell’ abusivismo che significa doversi confrontare con un concorrente in grado di praticare tariffe, improponibili dai riparatori regolari, grazie all’ “azzeramento” di tasse, contributi e di tutti gli altri oneri e spese, tra i quali quelli relativi allo smaltimento dei rifiuti, alla manutenzione dei macchinari, alla garanzia sulle riparazioni, al rispetto della normativa in materia di sicurezza sul lavoro. Oltre alle conseguenze subite direttamente dagli autoriparatori regolari, dai clienti, forse non sempre consapevoli, questi ultimi, di contribuire alla realizzazione di illeciti e dalla collettività in genere, l’ abusivismo nel settore delle autoriparazioni può anche contribuire alla permanenza sul territorio nazionale di soggetti clandestini, garantendo loro la necessaria sussistenza a costi irrisori per il “datore di lavoro” rispetto a quelli, sempre più oberanti, sostenuti dagli artigiani ed imprenditori che svolgono regolarmente la propria attività pur nelle difficoltà quotidiane, tra le quali è da annoverare anche la complessità delle normative di riferimento, come quella concernente lo smaltimento dei rifiuti. Un settore, dunque, quello degli autoriparatori abusivi o comunque irregolari, difficile da contrastare da parte degli organi competenti in ragione della dimensione clandestina nel quale si muove. E’ quindi necessario predisporre sistemi di controllo e monitoraggio a monte della filiera come la tecnicamente possibile tracciatura delle parti di ricambio inibendo la possibilità di acquisto di ricambi, prodotti professionali, macchinari, strumenti, parti di carrozzerie, pneumatici a chi non è titolare di una regolare attività e vietandone comunque la vendita negli ipermercati e ai soggetti non titolari di partita iva. Almeno questo è possibile, fin da oggi.

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